Testo integrale dell’audizione del Garante Antonio Marziale in Commissione Giustizia del Senato della Repubblica, contro la soppressione dei Tribunali per i minorenni

//Testo integrale dell’audizione del Garante Antonio Marziale in Commissione Giustizia del Senato della Repubblica, contro la soppressione dei Tribunali per i minorenni

Testo integrale dell’audizione del Garante Antonio Marziale in Commissione Giustizia del Senato della Repubblica, contro la soppressione dei Tribunali per i minorenni

TESTO INTEGRALE
Audizione informale del Garante, Cav. Dott. Antonio Marziale, presso la Commissione Giustizia del Senato della Repubblica, nell’ambito dell’esame del Disegno di Legge n. 2284 in materia di modifiche al codice di procedura civile.

Onorevole Presidente Nico D’Ascola e Onorevoli Senatori,

cosa sono l’Infanzia e l’Adolescenza, se non la percezione di trovarsi innanzi a soggetti “più deboli” rispetto agli adulti, ovviamente meno esperti e, dunque, più esposti al rischio. Minorenni: “non ancora maggiorenni – recita uno dei tanti dizionari della lingua italiana – che non hanno ancora raggiunto la maggiore età, attualmente fissata a diciotto anni, quindi non in grado di compiere atti giuridici e non sono imputabili”.

Quando parliamo di “percezione”, facciamo riferimento ad un atto con cui si acquisisce la consapevolezza e la conoscenza di una realtà esterna mediante i sensi, attingendo ad un processo culturale di lungo periodo, il cui culmine costa molto tempo.

Per giungere, infatti, alla percezione dei “minorenni” l’umanità ha impiegato ben 1989 anni, dopo l’avvento di Gesù Cristo, attraverso la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza ratificata dall’ONU allo scopo di attribuire ai minorenni diritti legali, favorirne il benessere e promuoverne la partecipazione e la cittadinanza sociale. Obiettivi diversi, molto spesso difficili da conciliare nella pratica, perché le leggi non sempre si rivelano strumento efficace per sovvertire la realtà. Tuttavia, l’idea dei “Diritti dei Minori” si è dimostrata utile per dare rilevanza alle esigenze dei minorenni nelle società.

L’Italia ha dimostrato di essere, rispetto a tale processo, uno Stato particolarmente evoluto in termini di sensibilità e, insieme, di cultura giuridica e sociale, tant’è vero che il Tribunale per i minorenni fu istituito nel 1934 con il Regio Decreto 1404, comunque in ritardo se pensiamo che nel mondo anglosassone, già alla fine dell’800, sono apparsi i primi organi giudiziari che si occupano di minorenni.

Il settore della giustizia minorile, sin da allora, si è evoluto sulla scia di un’imprescindibile trattazione autonoma, rispetto al settore della “giustizia per adulti”, dimostrando, oltre gli immancabili incidenti di percorso, di essere in grado di contribuire alla piena affermazione del benessere dei minorenni e qui, per ragioni di spazio e tempo, provo a rendere intelligibile il mio dire attraverso un esempio, che nella contemporaneità assume connotazioni tanto emblematiche da non poter essere misconosciute dal legislatore: mi riferisco all’esperienza del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, luogo di maturazione del “metodo Di Bella” [dal cognome del presidente, dott. Roberto Di Bella], erroneamente definito dagli organi d’informazione “provvedimento che strappa i figli minorenni alle famiglie mafiose”, ma che nella realtà di tutti i giorni vede tante madri preoccupate del futuro dei propri ragazzi stazionare nel corridoio antistante l’ufficio del Presidente per chiedere allo stesso un aiuto, per allontanarli dall’insalubre contesto di casa e metterli al riparo dai pericoli che in esso maturano inevitabilmente, e – si badi bene – non si tratta di donne appartenenti a famiglie di medio degrado, bensì mogli di esponenti di spicco della criminalità organizzata.

Da quando, nell’aprile 2016, ricopro il ruolo di Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, mantengo con il presidente Di Bella un rapporto costante, che mi consente di monitorare in prima persona l’evolversi dell’esperimento, prendendo sempre di più atto della sua valenza, lontana dagli stereotipati ed inconcludenti slogan ad effetto, utili solo a “parlare di mafia” e non già a ridurne la potenza.

Se passasse questa riforma, che prevede la trasformazione del Tribunale per i minorenni in una nuova istituzione, quale sezione specializzata presso i Tribunali Ordinari, senza autonomia di funzione, che consenta ai magistrati in organico di occuparsi solamente della materia minorile, quanto fatto a Reggio Calabria andrebbe in fumo, così come la cultura dell’Infanzia, che sola può contrastare il processo di adultizzazione precoce avviato da quanti – e, in questa autorevole sede, mi sia consentito di dare a questi “quanti” una denominazione ben precisa, ossia lobbies – i bambini “amano” nelle forme più improprie, come il gruppo di “signori” che in Olanda ha fondato un partito politico facente leva proprio sull’abbassamento della soglia di percezione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, stucchevolmente ritenuto “legittimo, per non ledere la libertà di espressione” dalle autorità locali e nel silenzio più assordante dell’ONU e dell’Europa.

La riforma prevede la trasformazione dei Tribunali per i minorenni in “Sezioni specializzate per la famiglia e la persona”, e non tiene in considerazione che proprio in famiglia si è costretti a registrare un cospicuo, forse il più corposo, numero di reati contro i Minori.

No, è una riforma da “non luogo a procedere”.

Nell’era della globalizzazione è necessario sviluppare competenze, specializzare l’esistente senza, però, sacrificare ciò che è indubbiamente da considerarsi una conquista, certo perfettibile, ma non eliminabile. Si pensi, piuttosto ad adeguare i Tribunali per i minorenni al passo con i tempi, a collocarli in edifici degni di ospitare la “Giustizia” e a non lasciarli – come a Reggio Calabria – in locazioni vetuste e carenti delle più elementari norme di agibilità, ad infoltire i ranghi della magistratura togata, perché i ritardi in certi procedimenti, in cui alla fine sono sempre e solo i bambini a pagarne le conseguenze, sono ascrivibili alla mole di lavoro che – sempre, per esempio, a Reggio Calabria – un personale composto al 50% della dotazione non riesce a sbrigare in tempi definibili ragionevoli.

Una riforma legislativa non può essere fondata soltanto su peculiari esigenze economiche: non si può badare al bilancio mettendo in secondo piano le esigenze primarie dell’uomo, in questo caso del soggetto in divenire. Una riforma modifica la qualità di vita delle persone destinatarie e questa riforma – riscontri empirici alla mano – mina alla base la sicurezza di chi non ha ancora la forza necessaria per difendersi autonomamente. Investire sulla sicurezza dei bambini e degli adolescenti significa avere a cuore il futuro dell’umanità e del Paese. Occorre rifuggire dalla tentazione di ricostruire un mondo che sta cambiando abbattendo anche ciò che è possibile salvaguardare, ciò che è rimasto in piedi sotto le veementi scosse di un sisma politico, sociale, economico e morale planetario. Chi oggi pensa che la soppressione dei Tribunali per i minorenni sia la risposta ad un contenimento dei costi – perché questo è il problema ed è perfettamente inutile girarci intorno facendo finta di badare alle esigenze di giustizia dei più piccoli – dovrà rispondere in coscienza a quanto prefigurato da Cesare Beccaria: “Chi ha fatte queste leggi? Uomini ricchi e potenti, che non si sono mai degnati visitare le squallide capanne del povero, che non hanno mai diviso un ammuffito pane fralle innocenti grida degli affamati figliuoli e le lagrime della moglie. [Dei delitti e delle pene, Cap. XXVIII].

Grazie, Onorevole Presidente Nico D’Ascola, per avere inteso offrire al Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Sua Regione l’opportunità di esprimersi in questa sede: Dio sa, ed anche io e Lei, quanto importante sia il Tribunale per i minorenni nella nostra terra, nella nostra città, anche solo come baluardo culturale contro l’offensiva di chi vuole affascinare i giovanissimi con armi diverse da quelle messe a disposizione da una società civile e democratica, e grazie ai Senatori componenti la Commissione Giustizia.

Senato della Repubblica, 10 gennaio 2017

Cav. Dott. Antonio Marziale
[Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della RegioneCalabria]

By | 2017-08-01T12:43:58+00:00 gennaio 16th, 2017|Categories: News|0 Comments